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LA STORIA

 

Chi sale dalla stazione di Calalzo verso il centro storico, guardando verso la catena montuosa delle Marmarole, intravede - tra l’ormai folto bosco - il borgo di Rizzios. La piccola frazione abitata abitualmente da una quarantina di persone e qualche ospite in cerca di tranquillità e vita naturale, è rimasta pressoché intatta nelle vecchie case di fattura cadorina, fortunosamente non toccate da incendi come in altre località del Cadore. Non si conosce il periodo preciso dei primi insediamenti in questa zona solatia e riparata, ma già i documenti antichi nominano il toponimo Ruzuos (1621), in altri momenti denominato anche Rezuos e la ricca chiesetta racconta di una storia religiosa e sociale vivace già dal XVII secolo.Si ipotizza che il nome del borgo derivi dal latino Riviciolus (piccolo rivo) dallo stesso ruscello, affluente del torrente Molinà, che divide la cascata di case e fienili in Vilagranda e Villapiccola. La materia principe è il legno: non solo perché circonda l’abitato con faggi, abeti, larici e alberi da frutto, ma anche per i ricami dei ballatoi, le scale a vista, i graticci che sbucano sotto l’intonaco mostrando la tecnica antica con cui si costruivano i muri delle case e ancora le aperture delle soffitte, gli stipiti, i solai e gli steccati. Non si passa per Rizzios casualmente; ci si va allontanandosi dalla strada principale, in auto attraverso la carrozzzabile che porta verso i boschi di Praciadelan oppure attraverso la rete dei sentieri che partono da Grea, dal ponte della Molinà o dalle Piazze.
I cognomi tipici di Rizzios sono De Bon, De Carlo e Frescura.
Pur isolata e contenuta nelle proporzioni, Rizzios può vantare i natali di alcuni personaggi di rilievo, provenienti dai tre casati principali e originari. Nuclei familiari in cui i soprannomi aiutano a riconoscere i rami. Oltre a Fra Antonio Maria da Rizzios che nel XVII secolo impreziosì la chiesa, ricordiamo Angelo Frescura fondatore assieme a Giovanni Lozza della prima fabbrica di occhiali nel 1878; Alessio De Bon, archeologo denominato “rabdomante” delle strade romane e il tenente Giacomo Camillo De Carlo, nominato la "spia volante" (eccentrico viveur, amico di Gabriele D'Annunzio, ebbe un ruolo fondamentale nello svolgimento della Grande Guerra. Morì a Serravalle di Vittorio Veneto nel 1968.
Per ulteriori info si veda http://www.vittorioveneto.gov.it/it/sportelli/biblioteca/Fondazione_Minuccio_Minucci.html )

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Da LorenzagoAperta 2006 (http://www.lorenzagoaperta.com/)


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