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I giorni veri

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Questa frazione di duecento anime [si intende negli anni '40 del XX secolo,mentre ora ne conta solo qualche decina !] insaccata nella faggeta di val d’Oten è un grumo arcaico di scure case di sasso e legno, soprattutto legno, fienili, contrade strette, voltoni e baracche, tutto attaccato, sovrapposto, color grigio come i tronchi dei faggi, roggio legno come le foglie che cominciano a indorare. [...] Per i viottoli, gli uomini e molte ragazze partono al mattino per andare in fabbrica, sono ottici specializzatissimi, sono quasi tutti dell’antico ceppo che fondò l’occhialeria in Cadore. Le donne che restano in paese sono veloci ed alacri, scure nelle gonne lunghe alla vecchia, scure nei visi adusti e nelle gerle dal venco annerito dall’uso, vanno e vanno, nei campi a fette sottili falcate nella conca verso Grea, nelle stalle dove forse tutto il paese addiziona una decina di preziose mucche, dove poche capre e pecore e amatissime galline sono come deità umili contro lo spettro di questa fame senza risorse.

Sere tiepide di questo settembre come agosto, sopra le faggete ed i tetti c’è una luna, sopra questa conchiglia  di monte che di giorno si scalda nel sole, senza vento  e resta tiepida a sera; allora si esce nelle nostre silenziose babbucce paesane, pasciuti di patate bollite, magari qualcuna nelle tasche del grembiule, si finisce di pelarle adagio sullo scalino della fontana, in questa piazzetta esigua e sghemba, la chiesa minima, ma dalle linee antiche, gradevoli e le case fantasiose, arcaiche, aggiuntate e rabberciate d’assi, voltoni e sporti che fan chiaroscuri forti nella luce del plenilunio.
Descrizione del borgo di Rizzios durante la Seconda Guerra mondiale, tratta dal volume di Giovanna Zangrandi, I giorni veri , Le mani editori, 1998 ma, pubblicato la prima volta nel 1963"

L’abitato di questo piccolo borgo è condensato sul pendio solatio su due agglomerati attorno al piccolo ruscello. L’edificazione è compatta e prevale ovunque il legno per la costruzione di fienili, scale esterne, balconi, sottotetti e fino a qualche decennio fa anche le scandole di copertura.  Inizialmente la tecnica arcaica prevedeva probabilmente il“tutto legno”, qui come in tutte le Alpi Venete, ma in seguito sono intervenuti regolamenti per ridurre rischi di incendi e spreco di legname. In tutte le case di Rizzios  vi è un grande sviluppo di ballatoi, in origine con funzione di essiccatoi. Le case, col passare degli anni e con l’aumento del nucleo familiare, venivano  trasformate in abitazioni multifamigliari mediante addizione di corpi paralleli con comunicazioni per vie esterne.

Le divisioni  proprietarie avvenivano per parti verticali di casa, da terra fino al tetto tanto da portare oggi a una difficoltà di riutilizzo delle stanze.

In molti fabbricati il fogher con relativa canna fumaria venne aggiunto nel XIX secolo per ridurre i rischi d’incendio.